Basilica di San Vitale

San Vitale, uno dei più famosi monumenti bizantini al mondo

Entrare in San Vitale non è solo entrare in una stupenda chiesa, è una specie di esperienza mistica alla portata di tutti. San Vitale non si visita, si respira; si vede; si ascolta. San Vitale ti inebria, ti avvolge e ti culla.  Alla fine del viaggio, ci si sente ristorati nell’anima, consapevoli di essere appena usciti da un luogo unico al mondo.

L’oro, Bisanzio e Gustav Klimt

Non è un caso se Gustav Klimt, dopo la sua duplice visita a Ravenna del 1903, diede inizio a quel periodo della sua pittura chiamato aureo: lo fece dopo avere ammirato l’oro neoplatonico dei nostri mosaici; di quell’oro, egli trattenne la forma e abbandonò il contenuto (teologico), trasformando le iconografie sacre in arabeschi secessionisti.
San Vitale si erge, maestosa e nascosta al tempo stesso, in prossimità dell’odierna via Cavour, nel cuore del centro storico; conosciuta in tutto il mondo, la chiesa è un tesoro UNESCO e quello che, in città, registra il più alto numero di presenze giornaliere.

Un po’ di storia

Voluta dal vescovo Ecclesio al ritorno da un viaggio a Costantinopoli nel 525 e finanziata da Giuliano Argentario, la basilica fu edificata su un sacello del V secolo (intitolato a san Vitale) e consacrata nel 547 dal vescovo Massimiano, committente delle decorazioni interne.

La foto su tutti i libri di storia

Anche l’imperatrice Teodora (avvolta in un damasco impreziosito da gemme e madreperle) e l’imperatore Giustiniano, con le loro rispettive offerte (oblatio Augusti et Augustae), partecipano al banchetto santo.

Le effigi dei due regnanti (che mai visitarono Ravenna!), recanti in mano rispettivamente un calice d’oro e una patera, concorrono a rendere corale e quasi curtense il momento dell’Eucarestia in San Vitale, laddove entrambi vengono effigiati al centro del loro seguito, tra dignitari di corte ed ancelle. L’offerta terrena fa dunque da contraltare a quella eucaristica.

san vitale teodora

 

Ravenna, i pinaroli e l’Oriente

Accanto alle scene di carattere narrativo o dogmatico, sei abbagliato dalla ricchezza dei dettagli zoomorfi e fitomorfi, di origine orientale e legati alla tradizione ellenistico-romana per la loro resa naturalistica, eppure anche strettamente correlati all’ambiente autoctono.

Accanto ai simboli frequenti nella cristianità orientale come il pavone (Resurrezione), sarà possibile scorgere volatili e arbusti presenti nelle pinete e valli del ravennate, cosicché parrà quasi di rileggere in chiave bizantina l’ambientazione delle storie raccontate dal concittadino Pietro Guberti nel suo I Pinaroli (Longo Editore, 1982).

Fonte

Vieni all’Hotel Lem Casadei di Cervia a 2 passi dal mare e da Ravenna!

 

MAPPA