Sant’Apollinare in Classe

La Basilica di Sant’Apollinare in Classe si erge grandiosa e solenne a circa 8 km dal centro di Ravenna.

Giuliano Argentario la edificò su ordine dell’arcivescovo Ursicino durante la prima metà del VI sec. su una zona usata come cimitero tra la fine del II e l’inizio III secolo, dove sembra abbia trovato sepoltura lo stesso vescovo Apollinare.

La chiesa è stata definita il più grande esempio di basilica paleocristiana. Nonostante le spoliazioni subite nel corso dei secoli, la chiesa tutt’oggi preserva la bellezza della struttura originaria ed è ammirata per gli splendidi mosaici policromi e gli antichi sarcofagi marmorei degli arcivescovi lungo le navate laterali.

La basilica di Sant’Apollinare in Classe è riconosciuta dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Esterno

La basilica di Sant’Apollinare in Classe richiama la tradizione architettonica più antica ma in alcuni elementi architettonici, si notano i continui scambi culturali che la città di Ravenna ha avuto con le città del Mediterraneo orientale. Ne sono esempio: la struttura muraria, costituita dai tipici mattoni allungati; l’abside, poligonale all’esterno e semicircolare all’interno; i vani che fiancheggiano l’area dell’altare. La facciata della basilica, a capanna, è di una semplicità estrema.

In origine era preceduta da un’ardica, un ampio spazio quadrilatero circondato da portici, così come usava nelle basiliche tardoantiche. Oggi c’è un porticato, ricostruito durante il restauro dei primi del Novecento. Sul lato nord della basilica sorge il campanile circolare del X sec. alto più di trentasette metri.

Navate

L’interno, ampio e luminoso, è diviso in tre navate da ventiquattro colonne di marmo greco. I capitelli bizantini che sormontano le colonne sono lavorati a foglie d’acanto che sembrano mosse dal vento. Quest’ampia fascia di muratura accoglie affreschi con i ritratti di parte dei vescovi e degli arcivescovi di Ravenna. I medaglioni furono eseguiti nel 1775 da Antonio Cantoni, Giovanni Battista Roberti da Forlì e Domenico Barbiani.

Il pavimento in cotto che vediamo oggi ha sostituito un antico mosaico realizzato con marmi e materiali lapidei. Di tanta bellezza si sono conservati solo pochi metri quadrati, visibili nelle navate laterali.

Le pareti laterali della Basilica, un tempo, erano rivestite di marmi pregiati. Nel 1449 i bellissimi rivestimenti furono fatti asportare da Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini e audace condottiero.

Le navate laterali ospitano una collezione unica di sarcofagi databili dal IV all’VIII secolo. Questi monumenti funebri hanno un valore immenso, sia per la bellezza e la qualità della scultura, sia perché danno la possibilità di valutare i cambiamenti di stile avvenuti nel corso dei secoli. Nessun’altra chiesa ravennate racchiude tanti esemplari così significativi e di epoche storiche così diverse.

 

I mosaici parietali

In un cielo denso di nubi azzurre e rossastre i quattro Evangelisti, resi simbolicamente, si avvicinano al medaglione con Cristo Salvatore. Nella seconda zona, realizzata nel VII secolo, alcuni agnelli che simboleggiano gli apostoli o più in generale la Chiesa, escono da Betlemme e Gerusalemme e ascendono verso Cristo.

Posta sui due lati della fascia centrale una decorazione a mosaico datata al VII secolo: le palme, simbolo del Paradiso, a cui fanno seguito le figure degli arcangeli Michele e Gabriele, risalenti al VI secolo, che ostentano con fierezza lo stendardo con un’iscrizione greca inneggiante alla Santa Trinità. Nel registro inferiore, i due busti virili che rappresentano due apostoli sono il risultato di restauri del XII secolo.

Nella decorazione del catino absidale, una delle più grandi creazioni artistiche dell’arte ravennate-bizantina, è inondato di una luce che unisce terra e cielo in una intesa rasserenante. Il mosaico fu così concepito per parlare all’animo e alla mente del fedele dall’arcivescovo Massimiano, elevato esponente culturale dell’epoca.

Nella rappresentazione musiva, in asse con la croce, in basso, si staglia la grande figura di Apollinare che indossa la tunica bianca, la casula e il candido pallio appoggiato sulle spalle; con le braccia espanse e in un antico gesto di preghiera si rivolge ai fedeli. I dodici agnelli che convergono verso il santo rappresentano i primi fedeli della Chiesa ravennate, che si rivolgono ad Apollinare per poter accedere alla beatitudine del Paradiso. Il primo vescovo di Ravenna è immerso in un incantevole prato verde sul quale sono disposti alberi sempreverdi, fiori candidi e volatili dal piumaggio variopinto.

Apollinare

Sopra la figura del santo titolare è rappresentato, in uno sfondo aureo, l’episodio della trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor. L’episodio, tratto dai Vangeli, è reso in parte astrattamente e in parte figurativamente. L’opera intendeva proclamare la fede in Cristo, vero Dio e vero uomo, messa in discussione da varie eresie, tra cui l’arianesimo diffuso a Ravenna in epoca gota. Un imponente medaglione racchiude una grande croce avvolta in un cielo trapunto di stelle. All’intersezione dei bracci della croce latina incastonata di gemme il Figlio di Dio Trasfigurato e Risorto.

Le iscrizioni all’interno del medaglione sottolineano il significato della croce, strumento del sacrificio di Gesù, ma simbolo di salvezza e di trionfo per l’umanità intera. Più in alto la Mano di Dio Padre, che esce dalle nubi, attesta la presenza di Dio al momento della trasfigurazione del Figlio, cui offrono la loro testimonianza anche i profeti Mosè e Elia. Sotto i busti di Mosè ed Elia, nel verde tenero prato, sono rappresentati tre agnelli, metaforicamente gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, che guardano verso Cristo che si è trasfigurato davanti ai loro occhi.

La figura di Apollinare posta al centro del catino absidale vuole esaltare la Chiesa di Ravenna: lo stesso messaggio viene comunicato attraverso le quattro figure di vescovi poste tra le finestre al di sotto del catino. Nella parte inferiore dell’abside, appunto, entro nicchie sormontate da una conchiglia, sono rappresentati quattro ritratti di vescovi tra cui Ursicino che fu il committente che iniziò la costruzione della chiesa classicana in piena dominazione gota, ma la consacrazione avvenne al tempo del vescovo Massimiano e più precisamente il 9 maggio del 549.

Pannelli laterali

Procedendo nella descrizione della parete absidale, ci imbattiamo, ai margini, in due grandi riquadri musivi; il pannello sulla destra propone il tema dell’Eucarestia: Abele che offre in sacrificio l’agnello, Melchisedec, sommo sacerdote, re di Salem, mentre dona il pane e il vino e Abramo che destina a Dio il figlio Isacco. Il mosaico sulla sinistra, invece, raffigura un episodio storico avvenuto nel 666, quando l’Imperatore Costantino IV Pogonato consegnò ad un messo dell’arcivescovo Mauro la concessione dell’autonomia dalla chiesa di Roma. Questi riquadri, risalenti al VII secolo e di minor qualità artistica rispetto a quelli del catino absidale, hanno subito numerose manomissioni e in gran parte sono stati restaurati nel Settecento.

Contatti
Tel. +39 0544 543724 (uffici / direzione / corpo di guardia)
Tel. +39 0544 527308 (biglietteria)
Email (biglietteria/ bookshop): [email protected]
La Basilica di Sant’Apollinare in Classe appartiene al MIBACT – Polo Museale dell’Emilia Romagna (sede di Ravenna)

Sant'Apollinare in Classe interno

INFORMAZIONI PER UNA VISITA IN SICUREZZA

biglietti sono prenotabili online
È possibile prenotare fino a 30 minuti prima dell’arrivo.
Il ritiro dei biglietti avviene presso la biglietteria della basilica

Accessibilità

La Basilica è accessibile ai disabili

Come arrivare

Località Classe, 5 km a sud di Ravenna, stazione ferroviaria a 5 minuti, parcheggio auto, parcheggio pullman. Area sosta camper e Iat nelle adiacenze

Fonte

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